3. Il super sensibile e
le sue varianti: l’incompreso e l’offeso

Il super sensibile, in genere e a prima vista, è una
persona amabilissima: sa trovare le parole giuste, è pacato
nel parlare, difficilmente alza la voce, ma facilmente si
altera anche se lo nasconde quasi perfettamente.
Il super sensibile è molto attento alle sfumature, lui sa
cogliere, o meglio crede di saper cogliere, i più segreti
pensieri attraverso le piccole cose: un sospiro, una parola
detta in un certo tono, un’espressione del viso. Il suo
sguardo è come l’obiettivo della macchina fotografica:
click e ricorda tutto, analizza tutto e lui sa, lui ha
capito tutto e le ferite dentro di lui iniziano a
sanguinare.
In genere le ferite si rimarginano, nel suo cuore, invece,
si infettano, non rimarginano neppure dopo anni. Ti può
salutare, ti può generosamente anche sopportare, ma la
ferita, oh! la ferita, quanto gli fa male.
Non si preoccupa molto di cogliere quello che sei tu e il
tuo modo di esprimerti, non si preoccupa di valutare le
cose dette nel contesto in cui sono state dette, lui non
bada a questo come non bada a nulla di te perché è molto,
molto sensibile nel cogliere le sue reazioni, è troppo
preso ad ascoltarsi per avere tempo di ascoltare te, di
sapere di te.
Lui soffre, questo è il punto categorico da cui non può
prescindere e la sua sofferenza che è prodotta dalla sua
delicatezza non gli lascia tempo per capire questo mondo di
zotici, di prepotenti, di insensibili.
Il fatto che lui possa ferirti, il fatto che lui possa
essere insensibile nei tuoi confronti non gli passa neppure
per la mente perché lui è sensibile e ogni cosa che dice e
fa, la fa con tatto, con estrema e squisita delicatezza,
peccato che questa virtù sia vissuta secondo il suo parere.
Lui è sì sensibile, ma per quello che lui ritiene essere
sensibilità, per lui non esiste altro modo di porsi nei
confronti degli altri diverso dal suo. Possiamo dire che è
il “colonialista” dei sentimenti: la dolcezza è la sua, la
delicatezza è la sua, i modi giusti sono i suoi, insomma il
patrimonio di bene e la sua interpretazione appartengono a
lui.
Il super sensibile è una persona molto attenta alle forme e
poco ai contenuti. Ciò che valuta è il come tu gli dici le
cose e molto raramente valuta ciò che tu gli dici, il suo
destino è quello di andare ad assumere il ruolo del
tuttologo (di cui diremo) perché lui, alla fine, non
sbaglia e in effetti non ha tutti i torti perché la via per
crescere matura in un dialogo, ma a lui il dialogo è
impedito dalla sua delicatezza.
La sua sensibilità lo porta, comunque, a dichiarare sempre
la sua pochezza, il suo non sapere: quando parla di
qualcuno inizia sempre con le lodi verso la persona di cui
parla, quindi passa a farlo a fette con delicatezza per non
farlo soffrire e naturalmente in sua assenza perché è
increscioso litigare e facendolo serenamente a fette parla
sempre al condizionale e i suoi discorsi sono infarciti di
continui e delicatissimi: “secondo me..”, “non voglio
dire...” “per carità non è tutto come dico...” e intanto la
sua lingua affilata come un rasoio, taglia e taglia.
Chiuso in sé stesso assume il duplice ruolo di incompreso
da un lato e di offeso dall’altro.
Ha buon gioco nel sentirsi incompreso perché se chi non la
pensa come lui o ha progetti diversi dai suoi è uno
zoticone che calpesta i sentimenti più elementari e se ciò
che conta non sono i contenuti, ma le forme, brandendo
questa spada, il super sensibile può arroccarsi nelle sue
ragioni compiacendosi di assumere il ruolo di emarginato.
Tutto, pur di non ammettere le ragioni dell’altro, tutto
pur di non ammettere la possibilità di un punto di
incontro.
Puoi provare di tutto, puoi anche provare ad annientarti
facendo tutto ciò che il super sensibile vuole, ma non
riuscirai mai nel tuo intento perché nessuno potrà mai
essere identico ad un altro e poi perché qualunque cosa tu
faccia, il super sensibile non sarà mai sazio, nutrirà
sempre il sospetto nei tuoi confronti e anche un piccolo
soffio diverso dal suo lo riconfermerà nella certezza della
tua rozzezza.
E l’offeso? Non è necessariamente un risvolto obbligato,
dipende dal personaggio e non è altro che un incompreso che
da patetico si è fatto aggressivo.
la foto è stata
scattata da me