4. Il super devoto e la super devota

superdevoto


Il super devoto è una figura che possiamo definire molto strana. Strana perché da un lato per il mondo laico rappresenta la materializzazione di tutto l’oscurantismo delle “cose dei preti” e dall’altra, dagli stessi, è assunta come figura nobile da difendere di fronte ad una chiesa che non riconoscono più come quella che avevano incontrato da bambini.

Il super devoto, cioè, è la persona del profumo dell’incenso, dell’odore della cera delle candele. Impazzisce per ogni tipo di apparizione, per ogni promessa di guarigione; per lui Dio opera, anzi deve operare, il più spesso possibile, miracoli, è questa la condizione che pone per onorarlo della sua dedizione ammirata.
A lui non basta il miracolo dell’eucaristia e si infiamma solo davanti al mirabolante.
Corre ad ogni luogo dove accade qualcosa di speciale e lì scopre che si prega veramente, che la fede è cosa bella, che molti credono, ma tornato nel suo mondo consueto non porta nulla se non parole infiammate di calore per il luogo visitato, per le emozioni provate e chiuso nel suo mondo spiritualmente splendente accenna a dimenticarsi e a non vedere il mondo terra terra nel quale la Provvidenza lo ha posto a vivere.
E’ bonario, gentile, partecipa ad ogni messa, non c’è momento di preghiera cui non assista, ma ahimè, non parlategli di carità, di impegni concreti. La generosità la conosce, ma solo in ciò che lui decide, mentre per tutto ciò a cui, in modo per lui imprevisto, viene invitato, offre segni di forte e cronica sordità.

Non bisogna neppure permettersi di inquietarlo, non lo si può invitare ad una coerenza rispetto alle esperienze che racconta e alle parole che dice, occorre lasciarlo in pace nei suoi ampi giardini dello sfumato, del non compiuto, dell’indistinto o del non convertito. Uso dei soldi? Uso del tempo? Umiltà concreta e aperta? Si trova esattamente come tutti noi peccatori e cioè nella melma, ma a lui non si può accennare la cosa perché immediatamente dall’alto della sua profonda emozione provata in quel luogo, e in quell’altro oppure davanti a quella statua piuttosto che in quella liturgia emotivamente carica, ti guarda come nostro Signore deve aver guardato il demonio nel deserto nel corso delle tentazioni subite. Lui è dalla parte giusta, sei tu che non hai una vera fede, un amore profondo nei confronti di Dio per cui anche le cose che dici sono e saranno, per lui, sempre molto e molto relative.

Talmente preso dallo “spirituale” affida ogni cosa alla chiesa, cioè agli altri. Tutto tocca ai preti, alla parrocchia (anche se non sa bene definire il contenuto della parola).

Il laico non deve comandare, non deve mettersi in mostra, non deve sostituire il prete, insomma, sa benissimo cosa non deve fare il laico, gli sfugge di più il cosa debba fare.
Del resto non ha tempo per queste banalità perché alla fine la chiesa coincide con lui e con le sue emozioni e il resto?

Vanità delle vanità...


la foto è stata scattata da me