2. Il super riservato

Il super riservato è l’opposto del super generoso, anzi,
forse è meglio dire che il super riservato è un super
generoso che non ha trovato o non ha voluto trovare i
canali per manifestarsi.
Il sapere se l’impossibilità derivi da una sua volontà o da
una serie di imprevedibili contrattempi, sarà il segreto
che porterà nella tomba così come segreto indecifrabile
rimarrà, per tutti, la reale misura della sua disponibilità
alla collaborazione e all’aiuto.
La sua è una disponibilità mai espressa oppure espressa in
un modo tale da apparire come inespressa.
Tanto per spiegarci, se uno vuole invitare qualcuno a cena
gli dirà: “sei libero domani sera?”, se, invece, vuole solo
manifestargli la sua teorica disponibilità ad accoglierlo
acquietando, così, la propria coscienza gli dirà: “la porta
è aperta vieni quando vuoi”.
Ecco, il super riservato è così, lascia tutto
nell’indefinito, nel possibile e nel non possibile, dice e
non dice.
Lui c’è se glielo chiedi, ma non sembra affare suo farti
sapere ciò che può fare, ciò che sa fare e quando lo può
fare.
Anche se non sembra c’è in lui un po’ di inconsapevole
egocentrismo: tutti devono sapere di lui, il super
riservato non si pone neppure il dubbio che si possa non
conoscerlo a fondo.
Lui si sente di fare questo o quello, ma sei tu che devi
indovinarlo perché lui è molto riservato, non vuole farsi
avanti, non vuole togliere spazio agli altri e per essere
sicuro si ritira e attende.
Attende e un po’ si stupisce del fatto che non lo si
chiami, che non gli si chieda, un po’ si stupisce del fatto
che il mondo non si accorga di lui o non si accorga come
dovrebbe.
Non mettendo neppure nel conto che si possa vivere senza
porre lui al centro dell’attenzione o per lo meno senza
averlo ben presente, valuta il silenzio e la non richiesta
del suo intervento come un’offesa, come una volontà precisa
di accantonamento.
Il dispiacere e una punta di rancore lo farà, allora,
girare e girando guarderà criticando (giusto un po’) perché
tutto si poteva fare meglio: era semplice, bastava solo
chiedere... ma a lui nessuno ha chiesto, perché vogliono
fare tutto loro... perché tu fai e poi ti danno un calcio
nel (...) e si dimenticano di te.
A dir la verità il super riservato qualche segnale lo
invia, lo incontri e lui si può fare freddo, o enormemente
cerimonioso (un po’ farisaico), può farti capire ampiamente
che ha fatto apposta a far finta di non vederti, così come
può vederti senza farti mancare un saluto aspro e un po’
risentito oppure vago, generico, cioè come si saluta un
paracarro o uno sconosciuto che sale con te in ascensore.
Sono segnali che ti invia lasciando a te il compito di
decifrare perché lui è e rimane super riservato e non gli
salterà mai in mente di dirti che vorrebbe impegnarsi e che
tu sei un fesso perché non approfitti delle sue capacità,
non avrà mai il coraggio di dirti che il non sentirsi utile
lo ammazza.
I cambiamenti lo infastidiscono, i progetti li vede con lo
stesso gradimento con cui i polmoni respirano i fumi della
plastica bruciata perché, sotto sotto, vedere che il mondo
pensa e cammina senza di lui lo inquieta e lo fa soffrire.
Non mancherà di far conoscere, quando capita, tutto il suo
dispiacere e il suo distacco dalla comunità attraverso
sospiri, occhi rivolti al cielo, occhi tristi che
implorano: ”non farmi parlare...”, ma senza pettegolezzo
eccessivo, riservandosi di dire senza dire perché il voto
alla riservatezza è, per lui, più forte del desiderio di
gridare.
Il super riservato attira la compassione perché è una
persona complessa che ama soffrire, infatti il suo destino
(che lo accomuna al super generoso) è quello di camminare
spedito verso i panni del super sensibile (il prossimo
personaggio).
Verrebbe voglia di proteggerlo da sé stesso, ma anche
questo è impedito dalle alte mura della sua super
riservatezza.
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