5. Il tuttologo

Il tuttologo va da sé, lo dice il nome, è quello che sa
tutto, ma in questo caso il tutto arriva anche a toccare il
suo animo, infatti il tuttologo, prendendo un po’ dagli
altri personaggi, potrà essere anche il doppiogiochista o
il mormoratore, ma mai, o quasi mai, prenderà dal generoso.
Potrà forse essere il super riservato o il super devoto, ma
il supergeneroso, mai; ne andrebbe della sua funzione, del
ruolo che si è ritagliato nella società: sapere, parlare e
per non dimenticare come stanno le cose, parlare e sapere.
Naturalmente esiste anche la versione femminile della
tuttologa.
Il tuttologo di ogni cosa ha motivo di pontificare, perché
lui sa.
Per una sua scelta di vita, frequenta poco, nel senso di
lavorare e darsi da fare, gli ambiti verso cui di volta in
volta volge la sua attenzione parolaia. Ha scelto
vocazionalmente di non impegnarsi in nulla, di non
sporcarsi con nessun tentativo pratico perché ne andrebbe
della sua competenza. Darsi da fare lo obbligherebbe,
infatti, a scendere dal suo piedistallo perché tutti sanno
che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare o quanto
meno il lago, se non lo stagno, del tentativo e quando si
naviga per quelle acque è naturale che si vada incontro a
realizzazioni in parte buone e in parte discutibili, tutte
da migliorare.
Il tuttologo non può permettersi nulla di simile perché
dovendo sapere, dovendo dire su tutto, non può essere
accomunato con il limite, non può essere parente
dell’insuccesso e del miglioramento: lui è di casa presso
la sede degli dei.
Il Papa parla? Nulla in confronto a ciò cui ti avvia il
tuttologo; se Ratzinger è laureato, lui, il tuttologo,
potrebbe benissimo esserne il consigliere. Nel tono della
voce puoi addirittura avvertire un senso di delusione,
quasi di amarezza perché alla fine lui stesso non sa
spiegarsi la stranezza del suo destino che gli ha affidato
una visione così completa delle cose del mondo e
dell’ultraterreno e che, poi, lo ha condannato al
nascondimento.
Chiesa? Progetti parrocchiali? Oratorio? Chiedetegli, lui
sa.
Esegesi, dogmatica, etica, filosofia? Lui sa.
Aborto? Bioetica? Selezione eugenetica?
Calcio, nazionale, tattiche di gioco, acquisti-vendite di
calciatori, moda, costumi, società? Lui sa, perché spazia
dal serio all’effimero
Dopo Gesù, c’è lui perché sa dove la chiesa sbaglia, dove
per caso azzecca qualcosa di giusto. Lui sa e non nasconde
il suo sapere che, generosamente, distribuisce anche là
dove non è richiesto.
C’è da fare un volantino per promuovere un’iniziativa? C’è
da stare qualche ora in oratorio per far compagnia vigile
ai ragazzi? C’è da pitturare un locale? C’è da frequentare
la catechesi o da dare il proprio contributo nel consiglio
pastorale? C’è da “inventare” un modo cristiano di proporre
lo sport o lo svago? Lui sa, ma non può.
Non può dare tempo, non può impegnarsi, non può donarti
nulla perché è sempre preso, ha tante cose in corso, ha la
vita pienissima, a mala pena trova il momento giusto per
parlare e pontificare e se lo fa, lo fa solo per
appassionata obbedienza alla sua vocazione e non certo
perché gli avanzino dei minuti.
Il tuttologo è, insomma, una persona estremamente pulita,
anzi maniacale nella sua pulizia: pulisce ossessivamente
solo una parte del suo corpo, le mani.
Le sue sono mani bianche e linde, sono mani che non hanno
mai conosciuto e mai conosceranno il lavoro volontario,
generoso e condotto con gli altri perché alla fine il
tuttologo non è neppure un buon maestro.
Lui va ascoltato; nel suo orizzonte non rientra la fatica
del cammino sia pratico nel mondo del fare e sia “teorico”
nello sforzo di cogliere le ragioni, anche quelle degli
altri.
Il tuttologo costruisce cattedrali con le parole, ma
abbandona ad altri il compito del fare per riservare a sé
l’inesauribile critica con la quale sa demolire qualsiasi
tentativo imbastito da quegli inetti che al dire
accompagnano il faticoso provare.
Ma il tuttologo, è comunque “salvo”, perchè non leggerà mai
queste righe forse anche perché sapendo tutto, sa anche
queste cose.
Il problema è ricordarle...
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