8. L’individualista

Ormai lo sappiamo più si prosegue e più gli elementi che
caratterizzano i vari personaggi si sommano, si sfumano uno
sull’altro e può diventare difficile cogliere le
caratteristiche di ognuno, diventa difficile, cioè,
cogliere quel qualcosa che rende il personaggio unico. E’
una sensazione che potrebbe ulteriormente crescere nella
conoscenza dell’individualista anche se con un po’ di
attenzione si può trovare anche per lui la nota speciale
capace di renderlo irripetibile.
L’individualista è il cristiano, lui è l’uomo di fede, lui
è il vangelo. Attenti non si vuol dire che lui si creda il
migliore, tutt’altro, spesso può dare a molti lezioni di
umiltà, lui è il cristiano per il semplice motivo che per
lui anche gli altri sono i cristiani, tutti cioè si è, per
lui, come tanti individui, tante vite una accanto
all’altra, tanti mondi che pur venendo in contatto per i
motivi più diversi sono e si devono concepire come la somma
di tanti io e mai come elementi del coro del
noi.
Lui può guardare gli altri individui con stima, con
tenerezza, persino con amore, li può anche giudicare così
grandi, così migliori da essere meritevoli di imitazione,
ma a deciderlo deve essere lui, perché nessun
noi
può avere “diritti” su di
lui, nessuna logica del noi lo deve imbrigliare.
Se Dio parla, parla a lui stesso attraverso la preghiera o
le buone ispirazioni e non si serve di nessun altro. I
tramonti? La natura che nelle stagioni muore e rinasce? I
volti? le situazioni condivise? Lui ne è l’artefice, lui ne
è l’interprete, il regista, nulla può essere messaggio a
meno che lui lo decida, a meno che lui lo senta nella sua
emozione e non certo perché è così, perché Dio ci salva
insieme.
La vita è un mare e le isole ben separate le una dalle
altre sono lui e il mondo degli altri.
A lui poco importa che la Trinità santissima esprima un
misterioso dinamismo di amore per cui le tre distinte
persone divine sono un’unità totale e perfetta, a lui poco
importa che Cristo si sia fatto accompagnare dai suoi
dodici amici.
Queste non sono faccende che lo riguardano perché la
salvezza rimane affare suo, la coerenza cristiana è un suo
campo di battaglia, la via del paradiso è la sua via.
Per lui la persona non è un soggetto aperto che si
relazione con il mondo e con il mondo degli altri, per lui
la persona è un individuo, un mondo completo e chiuso in
sé.
C’è da lavorare? Lui ci sta, ma deve stare solo. Fa e
qualcosa sarebbe da migliorare? Non dirglielo altrimenti si
altera, ingigantisce le cose, personalizza tutto, esagera,
si adombra, si impermalosisce, fa la vittima perché non è
abituato al noi e alla limatura che il
noi
comporta alla nostra pretesa
di essere Dio, di avere ragione, di vedere le cose in modo
giusto.
Il noi per lui è un insieme di lettere privo di significato
e non conosce, per questo, la pace che il
noi
offre al nostro cuore
insegnandogli l’umiltà.
Nella sua torre d’avorio, in anni di impegno, ha raccolto
dati, contenuti, in una parola si è costruito la sua
esperienza e per questa è pronto a combattere con tutte le
porte ben serrate e i cannoni sulle mura.
Le novità o quelle che lui ritiene tali nel cammino di
fede, nella vita di comunità, nella pratica semplice delle
cose fatte nel quotidiano non gli vanno nel modo più
assoluto, non perché nell’arroganza ritenga di possedere la
verità, ma più semplicemente perché tutto è affare suo, gli
altri non hanno da dire o da interferire e se accetta per
umiltà l’apporto degli altri, se ad un certo punto ritiene
opportuno aprire per un attimo le porte del suo castello
per fare entrare un messaggero, è fatto che decide lui così
come a breve riterrà opportuno richiudere tutto.
L’individualista è l’uomo senza casa, senza terra, non ha
segni che gli ricordino il cammino di fede percorso
insieme. Avrà qui e là qualche cartello stradale, ma i
passi dell’amico sui ciottoli della vita è una melodia che
non esiste per lui.
L’individualista non ha memoria, i suoi occhi non sono
pieni di volti, le parole sono parole, non sono persone e
storie che nel cuore gli ricordano le parole che lo avevano
fatto vivere.
L’individualista fa famiglia, ha figli, ha molti colleghi,
ha una rete infinita di persone che chiama amici,
l’individualista è di compagnia, sa tenere allegri e
venendo via da Gerusalemme, camminando di fretta e a testa
bassa, passa anche lui vicino a quei due discepoli che
camminano e parlano con un terzo. Li accosta e quando,
passando, per caso sente quel terzo dire: “tardi di cuore e
lenti a capire...”, ciò a cui frettolosamente pensa è che
ad essere lento è il passo, che scendendo la sera gli
conviene incrementare il ritmo della camminata e veloce si
allontana lungo la sua strada.
la foto è stata
scattata da me