1. Il super generoso

generoso


Qui occorre essere molto cauti perché si tratta di una figura comunque positiva e senza la quale associazioni, partiti, gruppi e parrocchie non potrebbero quasi esistere, ma anche il generoso non può sperare di trovarsi, quanto a salvezza e atteggiamento di vita, in una sorte di botte di ferro; non può, cioè, pensare che la sua generosità sia tutto e che tutto sia assolutamente insindacabile perché fatto con generosità.

Come potremmo definire il super generoso? Lo definirei come il vedente in mezzo ai non vedenti.
Il super generoso, tanto per intenderci, è quello che vede sempre la cosa giusta da fare e sa sempre, senza ombra di dubbio che va fatta.
Lui è fatto così, se fa una cosa la fa bene ed è cresciuto negli anni in questa sensibilità per cui le cose che agli altri risultano difficili da vedere o da fare, per lui sono normali ed evidenti come il respirare.
Se, per esempio, c’è da pulire, per lo sporco non c’è più speranza: non si potrà nascondere né sotto tappeti, né sotto i mobili perché, meglio di un agente del RIS, il super generoso lo saprà braccare.
Anche l’orologio non ha potere sul generoso, quelle lancette che schiavizzano tutti i comuni mortali, per il super generoso rappresentano solo il ritmo musicale della vita, il battito del cuore del suo agire.
Il super generoso è ammazzato dagli impegni in casa e fuori, ma ti dirà sempre di sì e riuscirà sempre (mistero insondabile) a trovare il tempo per ogni cosa tu abbia a chiedergli. La massa dei pigri con i volti afflitti ed esausti andranno ripetendo il ritornello del loro canto di riposo: “non posso, non ho tempo. Davvero non ce la faccio” mentre lui con due lettere (sì) ti sistema tutto e tutto organizza.

Come vedi ci si deve muovere con molta attenzione perché trattiamo di una persona seria, onesta e in gamba e forse il problema sta proprio sulla gamba: lui come tutti ne ha due, ma alla fine ne usa una sola, sempre la stessa.

Lui fa ed è lui che fa ed è questa l’unica gamba che sa usare. Si perde nel fare e facendo gli capita talvolta di perdere il senso di ciò che fa.
Fa perché così va fatto, fa perché le cose non gli piacciono fatte a metà, fa e arriva a trovarsi solo perché deve riempire i vuoti che gli altri lasciano. Sono i vuoti delle cose fatte male, delle cose fatte controvoglia o senza scrupolosa attenzione che il super generoso deve supplire, completare per quello che non è stato finito o fare meglio per ciò che è stato compiuto in qualche modo.

Il super generoso conosce la solitudine, la solitudine perché troppi non sono generosi come lui e la solitudine perché piano, piano tutti se vanno e, in questo ultimo caso, la cosa non è che gli dispiaccia del tutto perché da soli si fa prima e si fa meglio.
Fa talmente tanto, il generoso super, che gli manca il tempo della pazienza, il tempo della compagnia, lui non sa o non vuole crescere altri bravi come lui e, per questo, gli altri hanno buon gioco per andarsene: “vuole fare tutto lui”, “non gli va mai bene nulla”. E, in effetti, è così e non è così perché il super generoso non è cattivo, non ce l’ha con nessuno, solo non ha tempo, né voglia di prendere per mano per insegnare con infinita pazienza quello che per lui è evidente. Ecco, forse, il super generoso è uno che in cuor suo si scandalizza e non lo accetta, si scandalizza perché non riesce a concepire che la gente non veda quello che lui vede e arriva all’ovvia (per lui) conclusione che se gli altri non vedono le cose che lui ritiene normali ed evidenti, è perché (questo il sospetto che lo rode) gli altri non hanno voglia, non sono sinceri, non ci tengono.

E’ la faccenda dell’unica gamba. E’ una tentazione forte sia per chi, non credendo in Dio, si vota ad altre idealità, sia per chi volge il suo cuore alla volontà di Dio: entrambi possono mettere la loro idealità o la sequela di Cristo dietro le spalle. Possono, cioè, agire e fare perché loro sono fatti così e non perché nel quotidiano vengono formati dall’ideale che li ha mossi, che li ha fatti partire per l’avventura della vita.

Quando il fare non è il prodotto dell’ideale giocato nel quotidiano, quando l’ideale non è più la fonte continua del fare, quando cioè il fare non è più il veicolo di nulla, tutto si spegne anche la generosità e con l’avanzare della delusione e degli anni con tutto il loro peso, il super generoso diventa suo malgrado il freno della vita perché ciò che lui non può o non vuole più fare non lo si deve fare, è cosa inutile e il super generoso si trova a scivolare inconsapevolmente in qualcuno degli altri tipi che andremo a considerare.





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