6. Il doppiogiochista
ovvero il camaleonte

C’è l’antico detto che dichiara: “dai nemici mi guardo io,
ma dagli amici mi guardi Iddio”, naturalmente non do
credito a questa amara e delusa saggezza sia perché credo
fermamente nell’amicizia e sia perché il detto non tiene
conto di colui che si nasconde, di colui che dissimula, che
mette le maschere per ogni occasione tenendo ben nascosto
il suo volto. Il detto dovrebbe recitare: “dal
doppiogiochista e dal camaleonte, mi guardi tutta la
Santissima Trinità” perché il doppiogiochista è un tipo
assolutamente pericoloso.
Hai presente i massi del fiume che vengono accarezzati
dalla corrente? Milioni di ettolitri di acqua si rovesciano
su di loro, ma i massi rimangono per secoli a farsi
superare dalla corrente: l’acqua scorre e va, ma loro
restano. A loro onore, però, si può almeno registrare il
fatto che accettano di farsi levigare, il camaleonte,
invece, non accetta neppure quello: tutto scorre sulla sua
schiena, tutto passa attraverso le sue orecchie, ma nulla
lo modifica.
Mi si potrà obbiettare che questa è la descrizione
dell’ottuso o del testardo, ma mi permetto di insistere nel
più fermo no, perché il testardo combatte o rompe le
scatole a seconda di come si vuole vedere la cosa, il
doppiogiochista, invece, vive con te, respira la tua aria,
ascolta le tue parole, non si espone e nulla tradisce i
suoi sentimenti; può arrivare anche a fare delle cose in
collaborazione, ma Lui rimane sempre quello che è, rimane
fermo nei suoi convincimenti, nelle sue idee, nei suoi
criteri.
Il doppiogiochista recita perché opera e collabora pieno di
riserve, tutte ben nascoste, occultate anche agli sguardi
più indagatori.
Forse ha scoperto il segreto dell’immortalità: tutto passa,
le idee, i progetti, i tentativi, i sogni, ma lui rimane.
Appena il vento delle novità o dei percorsi diversi dai
suoi subiscono un rallentamento o un blocco non previsto,
arriva lui e, come se gli anni non fossero passati, rimette
tutto come era perché ha una memoria ferrea e uno sguardo
rivolto al passato: il suo, quello delle sue idee e delle
sue opinioni.
A dire la verità tutta, gli è sufficiente anche solo un
attimo di distrazione, una guardia che si abbassa e “zac”
butta lì i suoi colpi micidiali per poi rendersi invisibile
come una mosca su un foglio nero in una notte senza luna se
la forza delle idee, diverse dalle sue, riprende animo.
Quando riprende il cammino delle idee lui torna nei suoi
ruoli, nella paziente attesa che arrivi di nuovo il momento
opportuno e si fa silenzioso senza mai dare modo di aprire
una discussione o un confronto, liscio come il guscio di un
uovo.
Non so se era Mao tse tung o O Chi Min o quale detto
orientale, ma so di aver letto questa frase: “attendi che
la corrente porti il cadavere del tuo nemico”, il
doppiogiochista che non ammazza fisicamente nessuno, in
riva al fiume a guardare la corrente ci passa gran parte
del suo tempo psicologico nell’attesa di...
l'immagine è stata scaricata
da
http://www.mascalzonefm.com/