10. Il compagnone delle bicchierate

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“L’amico delle bicchierate” è un gran simpatico di estrema compagnia e pur avendo il pregio di dare il suo tempo agli altri porta con sé un concetto un po’ personale di Vangelo, di quello sembra ricordare solo la dimensione del banchetto.
Gesù stava volentieri a mensa tanto che lo accusavano di stare con gli ubriaconi? Bene, quella è l’unica modalità valida per poter annunciare il vangelo. Catechesi? Consigli pastorali o dello sport o dell’oratorio? Tutti luoghi di vuote chiacchiere, ciò che occorre, la medicina per tutto è lo stare insieme e per stare insieme non c’è nulla di meglio di un po’ di musica e di un piatto di pastasciutta.

La cosa in sé non è male soprattutto quando l’amico cucina bene, ma una vena di dubbio attraversa il tutto: anche in carcere, o in collegio o in colonia o a militare si mangia insieme, ma è un insieme che spesso offre molto poco.

Ecco, confondere il sugo della pasta con il sangue di Cristo, al di là del colore simile, è più che un errore è come un muro contro cui ci si sfracella.
Ci si sfracella perché c’è uno stare insieme che è senza anima e dove non c’è anima non c’è vita.
Tra un bicchiere e l’altro ci si può confondere e credendo che la gioia e la spensieratezza mettano insieme, ci si dimentica che è la condivisione di un cammino comune, di un Amore più grande di noi che muove la gioia e che è la gioia, quella vera e già vissuta, che desidera celebrarsi anche in un brindisi o in un ricco menù. Il contrario è sola illusione.

L’amico delle bicchierate appartiene ad un’ampia famiglia che ha per parenti “l’amico dello sport”, “l’amico dei tornei di calcio genitori e figli”, “l’amico del centro culturale” o del “gruppo d’opinione” e via a seconda della fantasia di ognuno.
Ognuno di essi è da un lato meritevole di grande lode e dall’altro colpevole di una leggera deformazione della realtà per la quale si ritiene che dove non riesce il Vangelo predicato o la conversione personale tutto può l’iniziativa e le umane proposte.

Per loro i conti sono facili o forse semplicistici: partendo dalla ovvia constatazione che pregare è fatica, meditare ancora di più e tenendo rovente sul polso l’orologio nel corso di qualsiasi celebrazione liturgica, arrivano alla semplice e banale conclusione che si va più volentieri alla partita, alla cena, alla festa, al cinema. La conclusione banale diventa per loro l’inizio di una nuova strategia: facciamo le cose che piacciono a tutti, riempiamo di gente tutti gli ambienti e il resto, fede compresa, verrà.

Decenni e decenni di feste, di partite, di tornei hanno rallegrato o intrattenuto e che gusto avrebbe la vita senza di loro? Ma quanto a mondo migliore, a vita nuova, a solidarietà e comunione, a gioia di donarsi perché l’altro possa crescere, quanto ad abnegazione, non saprei che dire.
Forse arriveranno, forse arriveranno dopo il dolce e se il dolce fosse già servito, forse arriveranno alla prossima occasione quando tutto sarà organizzato per il meglio.
E, in attesa, che fare?
Brindiamo spensierati e il resto verrà e copriamo, così, lo strano rumore che ci raggiunge.

E’ un suono che si ripete ad un ritmo regolare è il ritmo del gioco dei dadi, è il ritmo di chi cerca di far passare la lunga notte.
Stanno giocando insieme, ridono, il gioco li unisce. Simpatici ragazzi che, tirando i dadi, nella notte silenziosa si giocano il mantello di Gesù.