E' assolutamente urgente per
le nostre comunità parrocchiali (ma non solo per le nostre)
diventare sempre più comunità adulte, capaci cioè di
crescere al loro interno figure laiche in grado di
condurle, amministrarle, coordinarle.
Un compito che alcuni possono credere di aver già visto
fare in altri luoghi. La considerazione se da un lato è
vera, dall’altro non lo è perché nel nostro caso si tratta
di arrivare ad una comunità che pur nell’assoluto
riconoscimento del ruolo e della funzione sacerdotale
sappia vivere e crescere a prescindere dal fatto che tale
funzione sia presente o meno in parrocchia.
Un conto è
coinvolgere i laici in realtà dove i preti ci sono e ci
saranno sempre e un conto è preparare una comunità a vivere
anche nell’assenza della presenza sacerdotale diretta e nel
luogo. Un conto è essere due comunità con un parroco
residente fosse anche solo in una e un conto è una comunità
che fa parte di una città o di un decanato posta sotto la
cura di un parroco insieme ad altre tre o quattro o più
parrocchie.
E’ chiaro che nel tempo si possano configurare volti di
comunità ben diversi dagli attuali perché un conto è una
comunità coordinata da celibi e un conto sarà, senza
dubbio, una comunità prevalentemente coordinata da sposati.
Naturalmente non sono strade facilmente percorribili perché
laico non è sinonimo di santità o di assoluta capacità,
quindi si dovrà imparare a corregere/si, a convivere e
lottare con personalismi, gelosie, sospetti, faziosità,
permalosità, negli equivoci di servizi intesi come piccoli
poteri; ma anche si dovrà lottare con la pigrizia che tende
a delegare in mille modi ad altri e in particolare al mondo
clericale e religioso le proprie possibilità.
Si dovrà cioè navigare su una rotta pericolosissima perché
sempre nel pericolo di scontrarsi o con la cortigianeria o
con l’anarchia in riferimento al magistero del vescovo e al
servizio sacerdotale.
Quindi un cammino che non si può improvvisare e per il
quale non ci si può sentire pronti per il fatto che da
“sempre” si è fatto per la parrocchia, ma anche un cammino
possibile per cui nessuno si dovrebbe auto censurare per
falsa umiltà, timidezza o timore.
(Dal foglio
di comunicazione distribuito in chiesa il 22 gennaio del
2006)