diario del curato

tempo pasquale: quarta domenica

la Parola di Dio - rito ambrosiano

Il racconto di oggi (che puoi trovare qui con un aiuto alla lettura) è un racconto semplice e particolare perché ci fa entrare in casa.
Lo leggi e mentre lo leggi ti trovi anche tu lì perché si parla di cose di tutti i giorni.
C’è san Paolo che celebra la messa, una messa uguale e un po’ diversa dalle nostre e si dilunga nella predica. A dir la verità a quel tempo si usava così, cioè il tempo dato alla lettura della Bibbia era molto ampio, però quella sera Paolo lo allunga ulteriormente perché apre il suo cuore, è preoccupato che si chiariscano le ultime cose perché la mattina dopo riprenderà il suo viaggio che lo porterà lontano da loro e sa che non ci sarà un’altra occasione per incontrarsi ancora, per godere della reciproca amicizia.
Ed ecco che puoi vedere le luci che ardono, puoi sentire la ressa della gente che si è radunata e puoi provare, anche se il racconto è molto breve, le emozioni, la nostalgia e anche la gioia per ciò che è accaduto per cui ora si è uniti fraternamente e realmente.
Però anche in tanta bellezza e positività accade il fatto increscioso, anzi drammatico: un giovane vola giù dalla finestra ed essendo probabilmente al terzo piano della casa, il ragazzo giace morto sul lastricato del cortile.
Naturalmente le cose proseguono per il meglio, infatti san Paolo fa la parte del leone ottenendo da Dio la guarigione, anzi il ritorno alla vita del giovane.
La riunione riprende come se niente fosse e anche noi, con gli altri, saliamo le scale per riprendere la chiacchierata, ma la mente di gradino in gradino va dietro ad alcuni pensieri.

Si può essere comunità, si può anche avere la compagnia di san Paolo eppure si può continuare a vivere nella disattenzione reciproca. Qui non è questione di apprensione o di dire premurosamente al ragazzo di non sedersi sul davanzale, il problema non è questo perché il problema sta nel fatto che il ragazzo si siede lì perché fa caldo, perché l’aria è pesante e soprattutto perché gli viene sonno.
Ecco il punto: quella sonnolenza. Se qualcuno lo avesse coinvolto magari iniziando a domandare un po’ scherzando e un po’ seriamente della sua ragazza oppure se qualcuno si fosse alzato e si fosse seduto sul davanzale vicino a lui, forse quel ragazzo si sarebbe sentito anche lui del gruppo. Ancora meglio, qualcuno poteva far finta di aver bisogno di qualcosa in cantina o nel cortile e di aver bisogno del suo aiuto e una volta fuori poteva farlo parlare e scoprire cosa non capiva o cosa lo annoiava del colloquiare confidenziale di Paolo.

Non è accaduto e il giovane è volato giù dalla finestra.

Nei nostri ambienti ecclesiali siamo presi da molte cose e da molte parole, ma ci capita molto raramente e ci capita purtroppo sempre di meno di sederci sul davanzale per far compagnia a qualcuno.

Finito? Beh ci sarebbe un’altra cosa: una volta tornato in vita il ragazzo Paolo e gli altri non se la cacciano più di tanto, non fanno capannello commentando la cosa, tornano di sopra e riprendono ciò che l’incidente aveva interrotto. Questo vuol dire che loro sapevano fare una saggia gerarchia dei valori?


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