diario del curato

La Parola di Dio - rito ambrosiano

Oggi ci troviamo con la lettura (il testo lo puoi trovare qui) di un discorso lungo, lungo che viene fatto da Stefano poco prima di essere giustiziato.
Il discorso lo avrà fatto lui? Oppure è il pensiero di Luca raccolto intorno a quell’evento?
Ma alla fine poco importa e ciò che conta è raccogliere da questa lunga riflessione del giovane Stefano, ciò che ci vuole annunciare.

Forse è buona cosa ricordare che era un ragazzo generoso, era un diacono cioè uno posto al servizio dei bisogni della comunità soprattutto nelle sue realtà più deboli. Era uno che aveva affascinato molti e per lui e per come era lui molti si erano convertiti alla nuova religione. In cosa consisteva questo suo fascino? Era bello? Era aitante?
Lo spiega lui stesso ed è per me parte del senso del suo discorso.

Stefano fa un lungo e apparentemente inutile riassunto di tutta la storia di salvezza, racconta cioè di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè a gente che quella storia la conosce benissimo, anzi a gente che lo intende ammazzare in base a quella storia.
Lui la racconta ed è come se ci dicesse: io sono radicato in quella storia dove Dio chiama e l’uomo risponde al suo invito di amicizia, di alleanza.
In quella storia, però, la risposta ci può essere come non essere e c’è una condizione che la favorisce: l’uscire, il lasciare come Abramo, come Mosè, anzi sembra che Dio cerchi e parli a coloro che chiama “fuori”, riesce a farsi sentire quando fa allontanare dai confini conosciuti: fuori dalla terra dei Padri (Abramo), fuori da Israele (Giuseppe e Giacobbe), fuori dall’Egitto (Mosè). Chi rimane dentro non sente e chi accetta di uscire può fare l’esperienza di un Dio vicino.
Su questo Stefano è per nostra fortuna molto chiaro: quando Dio lo vuoi trattenere (falso Dio) e tenerlo dentro al tuo mondo come coloro che si sentivano forti e tranquilli del fatto formale di avere il grande tempio a Gerusalemme, allora Dio lo perdi, quando invece accetti di perdere Dio (Dio vero) nell’orizzonte infinito fuori dai confini che conosci allora lo trovi.

Esagero se paradossalmente diciamo che trovi Dio quando lo perdi?

Stefano è uscito e ha riletto tutto: la storia passata del suo popolo, la sua storia personale, gli avvenimenti della sua contemporaneità attraverso Gesù incontrato nelle terre selvagge dei senza confine e tutto ha vissuto come se Cristo fosse stato a vivere in Lui, di qui il suo fascino e la sua condanna da parte di menti grette.

Strana vicenda quella di Stefano che è un po’ noi così come un’altra parte di noi è rappresentata da coloro che l’uccidono.

Forse tutto si comprende nelle parole con cui Cristo stesso parla di Lui in noi e di noi in Lui, quando parla di un “sapere” che è fatto di comunione con Lui e solo di comunione con Lui.

Comunione con Lui: strana, avvincente via, folle avventura che varrebbe la pena di rischiare.

Qui trovi il brano degli Atti cui si fa riferimento